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sabato 28 agosto 2010

In bicicletta

In questi giorni di costruttivo ozio il giro in bicicletta è un appuntamento. 
Il vagare per strade e stradine che normalmente non frequentiamo durante l’anno ci porta a scoprire la storia, l’economia e l’industria della nostra cittadina. 
Insegne di vecchi opifici, di magazzini e di antichi negozi lasciano subito intendere come la nostra vita è cambiata. Arrugginite e decadenti sovrastano ancora oggi le invecchiate strutture che, fino a qualche decennio fa, erano piene di vita. Mentre pedalavo riflettevo sulla laboriosità in quei luoghi, di quelle genti che con il loro lavoro artigianale hanno realizzato pezzi d’arte. In passato queste “ botteghe” erano i fiorenti luoghi dell’industria dei falegnami, dei mobilieri, dei commercianti che li fornivano di attrezzi e di prodotti consentendogli di modellare un grezzo pezzo di legno di noce in uno splendido manufatto. 
Sul tavolo, assieme a scalpelli e pialle, barattoli di cere pregiate confezionate seguendo ricette segrete tramandate da nonni e padri occupavano altri spazi profumando l’aria di essenze oggi proibite. Tutto questo mondo febbricitante di lavoro non esiste più. La sega elettrica, il laminato e tinture sintetiche hanno sostituito la creatività di quei falegnami. 
Pedalando mi sono così ritrovato a pensare alle corporazioni dell’antiche città italiane quando ogni compagnia di artigiani si riuniva sotto un’insegna dettando statuti e ordinamenti si faceva poi proclamare dal Senato cittadino. Poi il pensiero ha preso la direzione verso i “maestri costruttori”, i “Maçons” delle cattedrali gotiche ……padroni di un sapere a noi precluso. 
Un senso di angoscia mi ha così avvolto e la bicicletta non filava più come all’inizio. 
Nel frattempo ho perso altre insegne, ma domani ripercorrerò le medesime viuzze per leggerne altre. 
Da lontano vedo arrivare il mio vecchio restauratore di mobili ….. non ha più il grembiule pieno di colla e non sa più di trementina…..è ben vestito e ha l’aria di un piccolo “signorotto” di paese. 
L’unica cosa che non ha smesso è di parlare in dialetto e mi saluta con un sonoro: ”Bun dì sciur Dutur”!!! 


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