| Vincenzo Schiavio Pittore comasco |
Seduto su una seggiola mi raccontava storie meravigliose. I suoi pantaloni erano alla zuava, la sua camicia era pesante e a quadri.
L’abbigliamento assomigliava a quello di un montanaro.
Ma la cosa che più colpiva era il suo profumo. Trementina mista all’odore dell’olio di lino che usava per diluire i colori che sapeva stendere su tele o tavolozze.
Era nato a Veleso un paesino delle valli del Lago di Como e dove morì dopo una vita passata tra i pittori da strada, gli intellettuali impegnati di una città di provincia e i fratelli muratori.
Parlava di tutto ed io ascoltavo estasiato attratto da quella voce che usciva da una bocca nascosta sotto quella imponente barba.
Le sue mani erano forti, ma delicate e quando mi sollevavano per prendermi in braccio mi avvolgevano tutto mentre io cercavo di allungarmi per toccare pennelli e tubetti di colore.
Quante cose mi furono insegnate in quei momenti.
Le sue parole si svelarono più tardi quando iniziai a capire (e a interessarmi) il mondo di cui Lui era padrone.
Forse il mio amore per i colori, per il profumo della trementina e dell’olio di lino nacque proprio in quel tempo.
Oggi vivo interamente i suoi insegnamenti e il suo ricordo mi riempe il cuore.
Vincenzo era il suo nome ed era il fratello della mia “tata”.
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